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Lingua e dialetto 24, Aprile 2008

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Un populu
mittitilu a catina
spughiatilu
attuppatici a vucca
è ancora libiru.

Livatici u travagghiu
u passaportu
a tavula unnu mancia
u lettu unnu dormi,
è ancora riccu.

Un populo
diventa poviru e servu
quannu ci arrubbano a lingua
addutata di patri:
è persu pi sempri.

Diventa poviru e servu
quannu i paroli non figghianu paroli
e si mancianu tra d’iddi.
Mi n’addugnu ora,
mentri accordu la chitarra du dialetto
ca perdi na corda lu jornu.

Mentre arripezzu
a tila camuluta
ca tissiru i nostri avi
cu lana di pecuri siciliani.

E sugnu poviru:
haiu i dinari
e non li pozzu spènniri;
i giuielli
e non li pozzu rigalari;
u cantu
nta gaggia
cu l’ali tagghiati.

Un poviru
c’addatta nte minni strippi
da matri putativa
chi u chiama figghiu
pi nciuria.

Nuatri l’avevamu a matri,
nni l’arrubbaru;
aveva i minni a funtana di latti
e ci vìppiru tutti,
ora ci sputanu.

Nni ristò a vuci d’idda,
a cadenza,
a nota vascia
du sonu e du lamentu:
chissi no nni ponnu rubari.

Non nni ponnu rubari,
ma ristamu poveri
e orfani u stissu.

Ignazio Buttitta

Un popolo mettetelo in catene
spogliatelo
tappategli la bocca
è ancora libero.

Levategli il lavoro
il passaporto
la tavola dove mangia
il letto dove dorme,
è ancora ricco.

Un popolo
diventa povero e servo
quando gli rubano la lingua
ricevuta dai padri:
è perso per sempre.

Diventa povero e servo
quando le parole non figliano parole
e si mangiano tra di loro.
Me ne accorgo ora,
mentre accordo la chitarra del dialetto
che perde una corda al giorno.

Mentre rappezzo
la tela tarmata
che tesserono i nostri avi
con la lana di pecore siciliane.

E sono povero:
ho i danari
e non li posso spendere;
i gioielli
e non li posso regalare;
il canto
nella gabbia
con le ali tagliate

Un povero
che allatta dalle mammelle aride
della madre putativa,
che lo chiama figlio
per scherno.

Noialtri l’avevamo, la madre,
ce la rubarono;
aveva le mammelle a fontana di latte
e ci bevvero tutti,
ora ci sputano.

Ci restò la voce di lei,
la cadenza,
la nota bassa
del suono e del lamento:
queste non ce le possono rubare.

Non ce le possono rubare,
ma restiamo poveri
e orfani lo stesso.

ieri e oggi… 21, Aprile 2008

Posted by cioccoliera in Senza Categoria.
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«Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civilità e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri… Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronisrsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l’ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo».

(Alexis De Tocqueville, De la démocratie en Amerique, 1840)

Per quanto sta in te - ”Οσο μπορείς 8, Gennaio 2008

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E se non puoi la vita che desideri

cerca almeno questo

per quanto sta in te: non sciuparla

nel troppo commercio con la gente

con troppe parole e in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro

in balía del quotidiano

gioco balordo degli incontri

e degli inviti,

fino a farne

una stucchevole estranea.

Constantinos Kavafis

Cinquantacinque poesie

Einaudi, Torino 1968


il cioccolato 5, Gennaio 2008

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Le scorzette d’arancia candite e ricoperte di cioccolato piacciono a (quasi) tutti, e ognuno ha la propria ricetta. Vi scrivo la mia, non so se è la migliore, ma i miei amici mostrano di gradire…

Certo, ci vuole un po’ di tempo e tanta pazienza, ma ne vale la pena.

Ingredienti

  • la buccia di due o tre arance, rigorosamente non trattate
  • zucchero
  • cioccolato fondente
  • Sbucciare le arance a spicchi, e tenere le bucce a bagno in acqua fresca per due giorni cambiando spesso l’acqua (almeno quattro/cinque volte al giorno)
  • far bollire dell’acqua, versarvi le bucce e cuocere per circa 20 minuti, scolarle e tagliarle a striscette di circa 1/2 centimetro, togliendo eventuali eccedenze di parte bianca, pesarle e mettere in un tegame largo lo stesso peso di zucchero con un po’ d’acqua
  • portare lo zucchero a bollore; quando è sciolto, e comincia appena a scurirsi immergere le scorzette e lasciarle cuocere per circa venti minuti (devono diventare trasparenti).
  • Appena sono pronte toglierle una per volta con una forchetta e depositarle su un vassoio coperto di carta da forno (si possono fare più strati sempre utilizzando la carta da forno); aspettare che si raffreddino.

scorzette12.jpg
    • Temperare al microonde del cioccolato fondente (più o meno lo stesso peso delle arance, ma è impossibile determinarlo, dipende dalla larghezza delle fettine e dalla mano del cioccolatiere…)
    • immergere le scorzette nel cioccolato tenendole per una punta e poi deporle su una griglia per pasticceria; se non l’avete, potete metterle su un foglio di carta da forno sul vassoio; terminato il primo strato mettere in frigorifero e procedere con altro vassoio e altra carta da forno.

    scorzette2.jpg

      Per temperare al microonde si mette il cioccolato a pezzi in una pirofila (potenza media , circa 750 W) e quando comincia a sciogliersi si toglie e si mescola.
      Con un termometro da cioccolata controllare la temperatura: quando arriva a 28 gradi si rimette nel microonde e si riporta a 32 gradi. Le prime volte impostare il tempo sui secondi e controllare spesso, perché il cioccolato si brucia facilmente.

      Le scorzette si conservano alcuni giorni in frigo in una scatola con coperchio. Ma di solito finiscono prima….

      le parole 4, Gennaio 2008

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      Abbiamo parole per vendere,
      Parole per comprare,
      Parole per fare parole.

      Andiamo a cercare insieme
      Le parole per pensare.
      Andiamo a cercare insieme
      Le parole per pensare.

      Abbiamo parole per fingere,
      Parole per ferire,
      Parole per fare il solletico.

      Andiamo a cercare insieme,
      Le parole per amare.
      Andiamo a cercare insieme
      Le parole per amare.

      Abbiamo parole per piangere,
      Parole per tacere,
      Parole per fare rumore.

      Andiamo a cercare insieme
      Le parole per parlare.
      Andiamo a cercare insieme
      Le parole per parlare.

      testo di Gianni Rodari
      musica di Sergio Endrigo e Luis Bacalov

      edizioni  BMG Ricordi

      Benvenuti! 4, Gennaio 2008

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